Non ho il tempo per amare il vuoto;
ho solo bisogno di muovere le prospettive del mio silenzio.
Sussurravi i sorrisi e li scambiavo per abitudine,
morivi tra i miei pensieri
e non mi sono accorto che potevo dargli un nome,
uno qualunque,
un nome che assomigliasse ad amore.
Ma non ho più tempo per girarmi indietro
e sperare di vederti arrivare con un bacio
nascosto sulle labbra.
Non occorre mai troppo tempo per amare ;
esistono i domani che tu puoi solo inventare
ma che hai venduto al dolore.
Le derive delle emozioni diventano incontrollabili, portano i pensieri dentro insenature sempre più anguste e soffocano la ragione.
Ma poi l'errore è sempre quello: anteporre la ragione alla passione, essere pronti a morire nella sterile terra di una matematica dell'amore che ha meno senso della follia stessa dell'amore.
Di quale purezza è fatto un diamante se non quella del caso, della persecuzione dell'obbiettivo naturale, del giusto respiro senza calcolo della creazione che ha sempre un connotato straordinario e splendente. Un diamante si crea e brilla nella più incompleta inconsapevolezza della sua creazione, senza ragione; come tutte le cose rare , è un’eccezione.
Amore e ragione vivono nell'antitesi, si soffocano e si disprezzano, cercano compromessi nell'attesa della sopraffazione reciproca, pronti a mostrare le loro teorie bizantine non appena uno dei due cede e soccombe. La solerzia della ragione sta nella comoda presenza di tutto ciò che è acquisito, nella paura dell'ignoto, nella facilità del non rischiare mai molto, meno che mai l'orgoglio; moneta scomoda l’orgoglio, è moneta che appartiene all'amore, che solo chi ha nervi saldi e cuore grande può arrivare a spendere; è moneta per pochi eletti.
La ragione è la madre dei rimpianti, l’amore dei rimorsi. La ragione chiude la porta ai ricordi; l’amore li accoglie nella sua casa per sempre. La ragione non coltiva nessun frutto nel nostro giardino; l’amore lo rende rigoglioso, ricco e profumato. La ragione segue una strada segnata da binari e costringe il cuore a viaggiare su un binario morto; l’amore ha ali così grandi che vola sopra ogni cosa e il cuore non conosce frontiere.
I pensieri sono melma e paludi nelle quali affonda la vita; i pensieri, i figli prediletti della ragione sommergono la vita. La vita, la madre dell’amore, griderà per sempre dentro la prigione dei pensieri.
O si pensa o si vive.


Dietro la porta dei momenti,
chiuso nell'ombra,
come inutile giocattolo,
tra abili mani,
che mi lasciano in attesa
di melliflue parole
che con facilità dispensi.
Ho girato lo sguardo
prima di perdere il respiro,
per cercare qualcuno
per il quale io esista,
per sentire una voce
che risponda alla mia.
La vita ha preso a respirare
con troppo affanno
col suo alito appannerà
il vetro del tempo
e cancellerà i contorni degli attimi.
Ogni viso si allontanerà,
i gesti rimarranno
lontane figure
che sbiadiranno tra altre mille vite
che attraverseranno la nostra.
Con carezze sulle orme
cerco di fermare momenti
e promesse
per non rincorrere più sogni.
E chiedo alle mie mani
di ricordare un viso
per non pensare
mai più a chi non c'è.
lungo il ruvido muro
dell'incomprensione,
insinuandosi nelle crepe della voce,
scorre il silenzio
che annuncia
il buio della fine.
Il sapore dolce dell'amore
non lascia che spine tra le labbra
e tagliano la lingua
che sbaglia le parole.
Non esiste più nulla al di là di quella parete a specchio che mi separa da fughe e trappole.
I nuovi nomi, le poesie ritrovate, l'arte nascosta tra gli anni di fuga hanno scelto un tempo diverso e più benevolo dove ascoltare la mia canzone e lasciare un posto vuoto per questo destino inventato a tavolino da moderni satrapi.
Il mio sguardo gira intorno e trova fantasmi senza voce, voci senza corpo e tutto insegue un vacuo sentire, un inutile sperare.
Chiederò scusa a chi non trova mai la mia spalla per piangere e mi insulta quando gira l’angolo perché così è più facile, così è più elegante.
Imparo a memoria nuove pagine di una vita di seconda mano, con il certificato di garanzia scaduto; provo a evadere attraverso fessure e spiragli di realtà che giocano con me perché è sempre meglio che un buio silenzio.
Ti ho raccontato qualche verità per provare a essere come chiunque altro, per avere qualcosa da rimpiangere quando sarò dalla parte sbagliata di qualche nuova parete a specchio; ma come sempre non ho altre parole che queste, che sono inutili, incomprensibili e senza nessun suono.
Inutili, come sempre.
La musica accompagna la strada lucida, i semafori vanno a tempo. La pioggia conta le battute e salta sul vetro. Di notte la città perde il nome, diventa un labirinto di viali e strade. Tutte uguali, in ogni città. Un giro di manopola, il volume si alza e copre i pensieri. Il piede diventa pesante lungo viali svuotati, gli alberi scappano di lato. C'è solo un urlo nella testa. Il dolore è un urlo. Gli addii urlano e si corre per scappare lontano e non sentirli. Forse la pioggia e le lacrime confondono i colori e i semafori diventano tutti uguali di notte.
Una donna.
La notte sarà solo un intermezzo per il domani dove trovare ancore le parole appena lasciate nell'aria. I desideri realizzati dopo giorni. Le sue carezze sono ancora sotto la maglia che frugano nel cuore. La pioggia e la notte fanno sorridere mentre al semaforo bagnano il cellulare con l'ultimo messaggio della notte: “Stanotte non dormirò: sei il mio sogno ad occhi aperti”. Forse la pioggia e la felicità confondono i colori e i semafori diventano tutti uguali di notte.
Un uomo e una donna.
Il tempo di guardarsi, un solo istante. I visi senza espressione chiudono solo gli occhi e immaginano un'altra storia. Il parabrezza è un'esplosione di colori. Il clacson piange, la musica continua, il cellulare lampeggia. La gioia attraversa la strada del dolore. Il dolore travolge ogni cosa, senza una parola. Solo il fischio di una frenata, lo schianto della fine. Solo un titolo per i giornali di domani.
Non so che altro dire.
Mi ritrovo qui a raccogliere gli spiccioli del resto del caffè. Li ho contati troppe volte per sperare ancora che possano servire a pagare un qualunque biglietto per tornare indietro o per fuggire da me stesso. Sono qui e ci resto.
C’è sempre nei nostri pensieri qualcuno a cui pensare, qualcuno da chiamare per nome e da cercare di dimenticare presto.
Conosco il segreto del sapore del mare, del colore di una notte di follia, di un bacio rubato prima di un sogno ma non riesco a farmi capire. Abito una sponda troppo lontana da te e mi tocca urlare per farmi sentire. E il vento del tuo orgoglio spinge lontano le mie parole, le sparge dentro qualche interpretazione di comodo e tutto finisce dentro la fogna della paura.
Troppo lontano per farmi capire. Cosa vuoi che ti riesca a dire se devo urlare; non si stendono tappeti rossi da un’auto in corsa.
Non mi riesce di essere stanco nemmeno questa volta: è sempre tutto così prevedibile e scontato che non resta che applaudire alla mia buona volontà nello sperare che esista qualcuno lontano dal solito palese egoismo: triplo salto mortale e caduta a terra senza rete, tanto per non dover chiamare rischio un qualunque calcolo che mi faccia cadere in piedi.
Mi sembra sempre di essere quello che alle corse dei cavalli scommette sui cavalli che i giorno prima sono finiti al macello.
Ma ancora una volta ho il coraggio di rimanere lontano dai compromessi e pagare di tasca mia, lasciare sorridere chi crede nelle vittorie rubate e continua a guidare ad occhi chiusi.
Queste persone che scelgono sempre le scale che scendono, per non fare fatica, per paura di cadere troppo dall’alto, per confondere la loro rinuncia dentro facili scuse e ad altre migliaia di rinunce confortevoli e sicure.
Vivere al riparo dal vento del giudizio del mondo non ti salverà dalla mannaia della vita, che continuerà colpire inesorabile, sulle tue esitazioni, sui tuoi ripensamenti e sarà sempre troppo tardi
per piangere.
Che tristezza parlare a chi non ascolta. Tanto vale mentire.